Hotel Chalet del Sogno e Ristorante Due Pini a Madonna di Campiglio

Hotel Chalet del Sogno e Ristorante Due Pini: il cinque stelle di famiglia che per primo ha alzato l’asticella a Madonna di Campiglio

Esistono alberghi che occupano magnificamente un luogo ed esistono indirizzi capaci, invece, di diventarne una naturale estensione. Lo Chalet del Sogno di Madonna di Campiglio appartiene alla seconda categoria: non una semplice struttura ricettiva affacciata sulle Dolomiti di Brenta, ma una casa di montagna evoluta, costruita intorno a un’idea precisa di accoglienza, sostenibilità, benessere e buona cucina.

Siamo stati tra i primi, già nel 2012, a intuire il valore e a raccontare questa nuova, ambiziosa e allora particolarmente sfidante realtà dell’ospitalità di Madonna di Campiglio, accompagnando sin dagli esordi il progetto della famiglia Schiavon. Qui potete ritrovare il nostro primo reportage, testimonianza di un percorso editoriale e imprenditoriale:

https://www.altissimoceto.com/2012/08/09/hotel-chalet-del-sogno-madonna-di-campiglio-tn-famiglia-schiavon/

A pochi passi dalla cabinovia Spinale e dal centro del paese, lo Chalet si presenta con la misura raccolta e rassicurante delle migliori proprietà familiari. Diciotto camere e suite, legni profumati, pietra locale, ambienti intimi e un servizio nel quale la relazione umana non è un protocollo da applicare, bensì la conseguenza naturale della presenza quotidiana della famiglia Schiavon.

Una famiglia trasferitasi nella conca di Madonna di Campiglio negli anni Settanta e ancora oggi direttamente impegnata nella conduzione della proprietà. In particolare, è Alberto Schiavon a rappresentare lo spirito contemporaneo di questo progetto: un padrone di casa presente, concreto, appassionato, capace di osservare l’ospitalità tanto dalla prospettiva imprenditoriale quanto da quella, decisiva, dell’ospite.

Un piccolo cinque stelle nel quale l’ospite non diventa mai un numero

La dimensione contenuta costituisce il primo autentico privilegio dello Chalet del Sogno. In un mercato dell’hotellerie di lusso sempre più attratto da grandi numeri, residenze, branded apartments e articolati complessi immobiliari, questa casa conserva il valore della prossimità.

L’attenzione personale della proprietà, il calore del personale, la generosità della colazione, il comfort delle camere, la piacevolezza della spa e la posizione particolarmente comoda per chi desidera vivere la montagna senza dipendere continuamente dall’automobile.

Il lusso, qui, non si esprime attraverso ostentazione o sovrabbondanza. È piuttosto una questione di silenzio, spazio, materiali, premura e capacità di anticipare le necessità dell’ospite. Una forma di ospitalità meno spettacolare e più sostanziale, nella quale ci si sente riconosciuti e non semplicemente registrati.

È questa, probabilmente, la differenza più importante tra un cinque stelle corretto e un cinque stelle dotato di anima.

Bioarchitettura, geotermia e materiali del territorio

Costruito nel 2006 secondo i principi della bioarchitettura, lo Chalet del Sogno è stato progettato con un’attenzione ambientale che, all’epoca, aveva ancora un carattere pionieristico.

Il riscaldamento geotermico sfrutta il calore della terra, parte dell’energia proviene dal fotovoltaico e la quota restante viene acquistata da fonti alternative certificate. Legno, lana, calce e pietra locale sono stati privilegiati negli intonaci, nei rivestimenti e nelle pavimentazioni, mentre l’isolamento termico e acustico contribuisce tanto all’efficienza quanto alla qualità del soggiorno. La struttura dichiara inoltre di aver ottenuto la certificazione Ecolabel.

Non è sostenibilità utilizzata come formula promozionale, ma una scelta progettuale che si percepisce negli ambienti. Il legno non appare come rivestimento ornamentale applicato a posteriori: è parte della struttura narrativa dell’hotel, insieme alla pietra, ai tessuti e ai richiami alla flora e alla fauna alpina.

Il risultato è caldo senza diventare folkloristico, elegante senza risultare artefatto.

Camere e suite: spazio, intimità e atmosfera alpina

Le diciotto sistemazioni sono insonorizzate, biocondizionate e caratterizzate da decorazioni ispirate alla natura locale. Le metrature partono dai 32 metri quadrati delle Junior Suite e raggiungono i 52 metri quadrati della Luxury Suite del Sogno, capace di accogliere fino a cinque persone.

Le Comfort Suite arrivano a 44 metri quadrati, mentre le diverse Luxury Suite si sviluppano generalmente tra i 48 e i 50 metri quadrati. Particolarmente suggestiva è la Suite dei Ciclamini, ricavata in mansarda, con travi a vista in abete e due ambienti comunicanti.

Si tratta di spazi adatti anche a soggiorni familiari, nei quali la metratura non viene sacrificata sull’altare del design. Le zone giorno, i divani letto, le cabine armadio e la possibilità di separare alcuni letti consentono una reale flessibilità di utilizzo.

L’arredamento conserva il vocabolario della montagna, ma lo alleggerisce attraverso cromie, tessuti e dettagli più contemporanei. Il risultato non cerca l’effetto scenografico immediato: privilegia la sensazione di benessere che cresce durante il soggiorno, quando si comincia ad apprezzare la qualità del riposo, l’isolamento acustico, la luce e il profumo naturale del legno.

Una posizione strategica tra piste, centro e natura

Il Ristorante Due Pini e lo Chalet del Sogno si trovano a circa 25 metri dalla cabinovia Spinale e a 300 metri dal centro di Madonna di Campiglio. Una collocazione che permette di vivere con estrema facilità sia la dimensione sportiva sia quella mondana della destinazione.

Durante l’inverno, la formula ski-in/ski-out consente di ridurre al minimo gli spostamenti e i tempi morti. Nella stagione estiva, invece, l’hotel diventa un punto di partenza privilegiato per escursioni, passeggiate, percorsi in bicicletta e giornate dedicate alla scoperta delle Dolomiti di Brenta.

Il valore della posizione non è soltanto logistico. Lo Chalet si trova abbastanza vicino al centro da renderlo facilmente raggiungibile, ma sufficientemente defilato per conservare il silenzio e l’atmosfera di una casa sul limitare del bosco.

Oasi del Sogno: il benessere senza gigantismi

La spa Oasi del Sogno interpreta il wellness secondo la stessa filosofia dell’albergo: dimensioni misurate, atmosfera raccolta e un’offerta completa senza la necessità di inseguire i gigantismi ormai frequenti nel settore.

Il percorso comprende piscina coperta con nuoto controcorrente, sauna finlandese, bagno turco, biosauna, area relax, palestra, massaggi e trattamenti estetici à la carte. Pareti in resina e paglia, legni antichi e lettini in larice costruiti da artigiani locali ribadiscono la volontà di mantenere un legame con i materiali e la cultura del territorio.

È una spa pensata innanzitutto per completare la giornata in montagna: sci, trekking o bicicletta trovano qui la loro naturale conclusione. Non un parco acquatico, dunque, ma un luogo di decompressione, adatto a recuperare energie e rallentare il ritmo.

La possibilità di accesso, su prenotazione e con numeri estremamente limitati, anche agli ospiti esterni conferma inoltre una gestione orientata alla tutela della quiete e non alla massimizzazione indiscriminata degli ingressi.

Dalla colazione all’après-ski: l’ospitalità passa dalla tavola

In un piccolo hotel di alta gamma la colazione rappresenta spesso uno degli indicatori più affidabili della qualità complessiva. È il momento nel quale si misura la cura dedicata ai prodotti, la disponibilità della sala, la capacità di personalizzazione e la coerenza tra promessa e servizio.

La tavola non viene dunque considerata un servizio accessorio, ma uno degli elementi centrali dell’esperienza. Questa impostazione trova la propria espressione più ambiziosa al piano terra dell’hotel, nel Ristorante Due Pini.

Il Benvenuto in camera.

Il Ristorante Due Pini: eleganza alpina e cucina contemporanea

Il Due Pini accoglie gli ospiti in una sala nella quale il calore della montagna incontra una mise en place elegante e misurata. L’elemento più caratterizzante è la grande stufa a olle decorata a mano, intorno alla quale legni naturali, sedute rivestite, luci soffuse, stoviglie e dettagli in rame compongono un ambiente rassicurante e raffinato.

Accanto alla sala principale si trovano la Stube del Dom, spazio riservato di soli quattro tavoli interamente rivestito in legno di cirmolo, e la terrazza esposta a sud-ovest, affacciata sulle cime e sulle piste che raggiungono Madonna di Campiglio.

La cucina dichiarata dal ristorante è contemporanea e tecnica, attenta ai fornitori, alle materie prime del territorio e alla tradizione italiana, utilizzata non come recinto identitario ma come punto di partenza.

Nel percorso servito ad Altissimo Ceto questa impostazione emerge attraverso una successione articolata, nella quale prodotti alpini, pesci d’acqua dolce, selvaggina, radici, erbe e fermentazioni incontrano ingredienti e suggestioni più trasversali: shiitake, alga rossa, salsa di soia, vaniglia, whisky, agrumi e cioccolato.

Una cucina che non vuole limitarsi alla rassicurazione, ma cerca movimento, contrasti e profondità.

La degustazione di Altissimo Ceto al Ristorante Due Pini

Il benvenuto della cucina

Cannolo ripieno di trota mantecata all’olio extravergine del Garda, bottarga di trota e arancia

Un’apertura precisa, costruita sulla croccantezza del cannolo e sulla consistenza soffice, quasi fondente, della trota mantecata. L’olio del Garda accompagna il pesce con eleganza, senza appesantirne il profilo, mentre la bottarga intensifica la componente sapida.

L’arancia interviene nel finale con un’acidità fragrante, necessaria a evitare che la persistenza del pesce diventi eccessivamente monotona. Un boccone concentrato, goloso e leggibile, capace di introdurre immediatamente il tema dell’acqua dolce.

Brodo di manzo, fungo shiitake grigliato e rapa bianca

Si cambia registro attraverso una tazza calda e profondamente aromatica. Il brodo di manzo porta struttura, lo shiitake grigliato amplifica l’umami e aggiunge una sfumatura affumicata, mentre la rapa bianca consegna freschezza vegetale e una lieve nota amaricante.

Un passaggio essenziale nell’aspetto ma stratificato al palato, particolarmente adatto a preparare la degustazione nelle serate più fredde.

Il cestino del pane

Pane pugliese con lievito madre, focaccia e grissini integrali

Il servizio del pane è articolato e coerente con il tono della tavola. Il pane pugliese offre crosta, elasticità e una piacevole componente fermentativa; la focaccia introduce morbidezza e golosità; i grissini integrali aggiungono una nota tostata e più asciutta.

Una selezione completa, da amministrare con prudenza considerando l’ampiezza del percorso, ma difficile da lasciare sul tavolo.

Kerner Trentino DOC – Cantina Toblino

Vitigno naturalmente vocato all’altitudine, il Kerner di Cantina Toblino nasce da vigneti trentini che possono raggiungere i 750 metri: condizioni capaci di preservarne aromaticità, acidità e carattere montano.

Nel calice si presenta luminoso, di un giallo paglierino attraversato da riflessi verdolini. Il naso è immediato ma non banale: fiori bianchi, pesca, albicocca, mela croccante e scorza di cedro si alternano a una sottile vena speziata, quasi di noce moscata, tipica del vitigno.

L’assaggio è agile, fresco e ben ritmato. La componente aromatica trova il proprio contrappeso in una sapidità netta, quasi rocciosa, che asciuga il sorso e ne prolunga la persistenza. Il finale, agrumato e lievemente ammandorlato, mantiene il vino dinamico e particolarmente gastronomico.

Una lettura nitida e verticale del Kerner, capace di accompagnare con naturalezza il cannolo di trota mantecata, bottarga e arancia, sostenendone la sapidità e riprendendo la freschezza dell’agrume senza sovrastare la delicatezza del pesce.

Gli antipasti

Zucca, mandarino e nocciola piccante

La zucca viene proposta in due interpretazioni: una maturata e una lavorata a carpaccio, cotta nel burro chiarificato. Il doppio trattamento permette di confrontare concentrazione e delicatezza, consistenza fondente e maggiore tensione vegetale.

Il mandarino mostardato spezza la naturale dolcezza della zucca con acidità e una sottile piccantezza. Le nocciole tostate con burro, sale, peperoncino e timo introducono croccantezza, aromaticità e calore.

La salsa all’Amaretto di Saronno, alleggerita con l’acqua di colatura della zucca maturata, rappresenta l’elemento più audace. Avrebbe facilmente potuto spostare il piatto verso il dessert; viene invece ricondotta a una dimensione gastronomica grazie alla componente salina e vegetale.

Un antipasto autunnale, complesso ma non ridondante, nel quale la cucina dimostra di saper governare il registro dolce senza diventarne prigioniera.

Baccalà in bianco e verde

Alla base, una crema tiepida ispirata alla Vichyssoise accoglie il carpaccio di lomo di baccalà crudo. Il pesce mantiene una consistenza carnosa e una salinità composta, accompagnata dalla rotondità della patata e del porro.

La quinoa rossa soffiata interrompe la morbidezza con una croccantezza sottile; la salsa allo Chardonnay prolunga il sorso con acidità vinosa e una certa cremosità; l’emulsione di cerfoglio completa il piatto con un registro verde, fresco e lievemente anisato.

Temperature, consistenze e colori vengono utilizzati con intelligenza. È uno dei piatti più equilibrati del percorso, capace di essere tecnico senza rinunciare all’immediatezza.

Chardonnay Riserva Vigna “Castel Ringberg” 2019 – Elena Walch

Lo Chardonnay Riserva nasce nella Vigna Castel Ringberg, monopole della famiglia Walch affacciata sul Lago di Caldaro, tra i 330 e i 400 metri di altitudine. Il vigneto insiste su un mosaico di ghiaie glaciali, terreni calcarei e substrati morenici, beneficiando inoltre dell’azione mitigatrice del lago e dell’Ora, il vento pomeridiano proveniente da sud.

La vinificazione prevede il passaggio in barrique di rovere francese, la fermentazione malolattica parziale e una lunga permanenza sui lieviti accompagnata da bâtonnage. L’annata 2019 ha raccolto riconoscimenti di particolare rilievo, tra i quali 96 punti da Daniele Cernilli, 94 da Decanter, 95 da Luca Gardini e 93 da Vinous.

Il colore è dorato, brillante e già eloquente della maturità del vino. Al naso si apre progressivamente su pesca gialla, papaya, mela cotogna e scorza di agrume maturo, seguite da miele di tarassaco, mandorla tostata, burro, vaniglia e una delicata nota fumé.

L’ingresso al palato è ampio e cremoso, ma mai seduto. La ricchezza della materia viene sostenuta da una freschezza ancora vibrante e da una vena minerale che attraversa l’intero sorso. Il legno, perfettamente assorbito dall’evoluzione, non rappresenta un elemento sovrapposto, ma contribuisce alla profondità e alla trama del vino.

Un grande Chardonnay alpino, ormai entrato in una fase espressiva particolarmente affascinante: complesso, stratificato e autorevole, con un finale lungo nel quale ritornano frutta gialla, spezie dolci, pietra focaia e mandorla.

L’abbinamento con il raviolo d’anguilla, brodo di topinambur, limone salato e abete funziona per ampiezza e contrasto: la cremosità accompagna la grassezza dell’anguilla, mentre freschezza e mineralità dialogano con limone, alga e sfumature balsamiche.

Raviolo d’anguilla, brodo di topinambur, limone salato e abete

L’anguilla viene prima arrostita in forno con salsa di soia e burro, quindi lavorata per diventare il ripieno del raviolo. Il risultato è succulento e profondamente saporito, con una nota affumicata e caramellata che ne valorizza la naturale grassezza.

Alla base, la purea di limone salato e l’emulsione di alga rossa portano acidità, sapidità marina e tensione. Il brodo di topinambur, preparato con zenzero, citronella, brodo di pollo e latte di mandorla, costruisce un fondale aromatico avvolgente, leggermente esotico.

Le sfere di abete, ottenute attraverso un’infusione a freddo, riportano infine il piatto in montagna. È proprio questo movimento — dall’acqua al bosco, dalla grassezza dell’anguilla alla balsamicità dell’abete — a renderlo uno dei passaggi più rappresentativi della degustazione.

Un piatto ambizioso, fitto di elementi, nel quale la precisione del dosaggio diventa determinante. Quando ogni componente rimane nella propria misura, il risultato è profondo e memorabile.

Manzo al sale, radicchio, lampone e cacao

La carne proviene da un incrocio tra razza Rendena e Blu Belga e viene sottoposta a cinque giorni di salatura, seguiti da tre giorni di riposo. Servita cruda a carpaccio, conserva marezzatura, sapore e una consistenza particolarmente piacevole.

Il radicchio tardivo di Treviso, scottato in acqua e aceto, porta verticalità amaricante. Il lampone, declinato in coulis e burrolio, introduce acidità e una componente fruttata ben controllata.

La grué di cacao viene unita al fondo di carne per realizzare la salsa: non una nota dolce, ma una profondità torrefatta che prolunga il sapore del manzo e richiama il carattere scuro del piatto.

Una portata intensa e adulta, giocata sull’incontro tra sapidità, amarezza, acidità e tostatura.

Südtirol–Alto Adige DOC St. Magdalener Klassisch “Heilmann” 2019 – Erbhof Unterganzner, Josephus Mayr

Un’etichetta di grande identità territoriale, prodotta da Josephus e Barbara Mayr nella selezione Heilmann. L’uvaggio comprende differenti biotipi di Schiava — Großvernatsch, Grauvernatsch e Jungferlevernatsch — completati dal Lagrein. I vigneti crescono su ghiaie glaciali e porfido disgregato; il vino affina per diciassette mesi in tonneaux da 700 litri e in barrique selezionate di rovere francese.

Nel bicchiere mostra un rubino intenso, più profondo di quanto ci si potrebbe attendere da una lettura convenzionale della Schiava. Il profilo olfattivo intreccia ciliegia matura, piccoli frutti rossi, violetta e rosa appassita, seguiti da mandorla, pepe, cacao e leggere sfumature di erbe alpine.

Il palato conserva la naturale scorrevolezza del vitigno, ma la arricchisce con materia, calore e una trama tannica sorprendentemente fitta, seppure morbida. Il legno lavora in profondità, donando sfumature speziate e una delicata cremosità senza cancellare il frutto.

L’annata 2019, ormai distesa, esprime un equilibrio particolarmente felice tra maturità e fragranza: il sorso è pieno ma non pesante, succoso, elegante, con un finale di ciliegia, mandorla amara, spezie e sottobosco.

Un rosso altoatesino autentico, capace di raccontare come la Schiava, quando nasce da vigne selezionate e viene condotta con ambizione, possa superare ogni pregiudizio di semplicità. Con il manzo al sale, radicchio, lampone e cacao, il vino trova una corrispondenza quasi naturale: il frutto incontra il lampone, la mandorla e le note tostate dialogano con il cacao, mentre il tannino accompagna la marezzatura della carne.

Gnocco di ricotta, lumaca, dragoncello e vaniglia

Gli gnocchi, realizzati con ricotta e Trentingrana, vengono cotti al vapore e conservano una consistenza soffice, quasi impalpabile. La delicatezza lattica della ricotta costituisce il supporto ideale per il ragù di lumaca, terroso e concentrato.

Il brodo emulsionato al dragoncello e vaniglia è il passaggio che definisce il piatto. Il dragoncello porta freschezza erbacea e una lieve memoria anisata; la vaniglia viene utilizzata in chiave aromatica, non dolce, arrotondando il fondo senza coprirlo.

Una portata elegante, nella quale l’ingrediente più rustico viene inserito in un’architettura sorprendentemente delicata. La montagna viene raccontata evitando qualsiasi pesantezza.

Salmerino, ribes e fungo cardoncello

Il salmerino viene marinato per dodici ore, profumato con fiori di sambuco e cotto a bassa temperatura. La carne rimane succosa e compatta, preservando il carattere del pesce senza spingerlo verso consistenze eccessivamente cedevoli.

Il cardoncello, prima cotto nell’olio e successivamente grigliato, offre masticabilità, sentori tostati e una componente quasi carnosa. Con le carcasse del salmerino viene preparato il fondo destinato alla salsa al ribes.

L’acidità del frutto rosso pulisce il palato e contrasta la dolcezza naturale del pesce, mentre il sambuco introduce un profumo floreale sottile. Una composizione cromaticamente elegante e gustativamente nitida, nella quale ogni elemento conserva una funzione riconoscibile.

Capriolo, radici e whisky

La sella di capriolo arriva con una cottura precisa, rispettosa della fibra e del carattere della selvaggina. Le radici vengono sottoposte a maturazione e successivamente trasformate in purea: un accompagnamento concentrato, dolce e profondamente terrestre.

Il fondo di capriolo diventa la base della salsa al whisky, che aggiunge calore, affumicatura e una speziatura persistente senza trasformarsi in un esercizio muscolare.

È il piatto più naturalmente alpino del percorso, ma viene affrontato con una sensibilità contemporanea. Niente sovrastrutture decorative o contorni ridondanti: carne, radice e salsa costruiscono un triangolo essenziale, vigoroso e coerente.

“La Vigne – Il Ciliegino” Vallagarina IGT 2018, Vin de Garage

La Vigne è il progetto di Marco Spagnolli a Isera, nato nei primi anni Novanta dall’incontro tra uve trentine e un’interpretazione personale della cultura dei vin de garage. “Il Ciliegino” è ottenuto da Cabernet Sauvignon per il 60%, Merlot per il 20% e Cabernet Franc per il restante 20%. La produzione prevede un parziale appassimento delle uve, una successiva rifermentazione e un affinamento di 18-24 mesi in legni prevalentemente americani.

Il 2018 si presenta scuro e concentrato, con un rubino fitto che anticipa un’espressione olfattiva generosa. Ciliegia nera, mora, prugna matura e ribes si uniscono a note di cacao, tabacco dolce, vaniglia, spezie scure e una vena balsamica progressivamente più evidente con l’ossigenazione.

Il sorso è ricco, caldo e avvolgente. La maturità del frutto e la dolcezza delle spezie vengono sostenute da tannini morbidi ma presenti, mentre il Cabernet Franc introduce un sottile richiamo vegetale e balsamico, utile a dare respiro alla struttura.

L’evoluzione ha smussato gli accenti più energici del legno e dell’appassimento, restituendo oggi un rosso disteso e suadente, dal carattere dichiaratamente mediterraneo pur conservando una propria matrice trentina. Il finale è lungo, segnato da amarena, cioccolato, tabacco, liquirizia e spezie.

Un vino dal passo importante, ideale con la sella di capriolo, radici e whisky: la concentrazione accompagna la selvaggina, le note balsamiche incontrano il bosco e la speziatura riprende il calore della salsa.

Predessert e dessert

Babà, crema al cioccolato bianco e arancia

Il predessert utilizza il babà come ponte tra pasticceria classica e freschezza agrumata. La crema al cioccolato bianco offre rotondità e consistenza, mentre l’arancia impedisce alla preparazione di diventare eccessivamente dolce.

Un passaggio confortante e goloso, forse più strutturato rispetto al tradizionale ruolo di predessert, ma capace di predisporre il palato al finale più creativo.

Trentino DOC Vino Santo “Puro” – Cantina Toblino

Il Vino Santo Trentino nasce esclusivamente dalla Nosiola. Dopo la vendemmia, i grappoli più maturi vengono collocati sulle tradizionali arèle e lasciati appassire naturalmente per quasi sei mesi, fino alla Settimana Santa. L’Ora del Garda favorisce la disidratazione e lo sviluppo della muffa nobile; dopo la pressatura, la fermentazione prende avvio in piccole botti di rovere francese, nelle quali il vino può maturare per oltre dieci anni, prima di un ulteriore affinamento in bottiglia.

Nel calice assume una veste ambrata, luminosa e profonda. Il bouquet è un susseguirsi di albicocca disidratata, pesca sciroppata, scorza d’arancia candita, fico, dattero e miele di castagno. Seguono zafferano, caramello, cera d’api, nocciola, erbe officinali e una sottile nota ossidativa che aggiunge complessità senza sottrarre precisione.

La dolcezza è importante, ma perfettamente governata da un’acidità sorprendente. Il sorso è denso, quasi tattile, eppure mai stucchevole: avanza lentamente, alternando frutta candita, miele, agrume e frutta secca, fino a una chiusura sapida e interminabile.

Non è semplicemente un vino da dessert, ma un racconto del tempo, della pazienza e di una tradizione sopravvissuta grazie alla tenacia dei viticoltori della Valle dei Laghi. La storica versione “Puro” 2000 è stata premiata nel 2022 con 96 punti e il riconoscimento di miglior vino dolce di 5StarWines.

Magnifico con il babà, cioccolato bianco e arancia, del quale amplifica la componente agrumata e avvolge la dolcezza, ma ancora più interessante da degustare da solo, a tavola ormai conclusa, lasciandogli tutto il tempo e il silenzio che merita.

Pasta, aglio, olio extravergine DOP e peperoncino

Il dessert prende in prestito il nome e l’immaginario di uno dei piatti più popolari della cucina italiana, trasformandolo in una composizione dolce.

La pasta soffiata introduce croccantezza; il cremoso di aglio nero offre note balsamiche, fermentate e quasi liquorose; il gelato al peperoncino alterna freschezza e calore; l’olio extravergine viene proposto in polvere e in pomata.

La grattugiata conclusiva di cioccolato all’85%, ottenuta da un lingotto, porta amarezza e profondità.

È un dessert gastronomico e divisivo nel senso migliore del termine: non cerca il consenso attraverso la dolcezza immediata, ma invita a riconoscere ingredienti familiari all’interno di un nuovo contesto. Il rischio concettuale è elevato, tuttavia la presenza del cioccolato fondente e dell’aglio nero costruisce un finale coerente, scuro e persistente.

Distillato di radice di Imperatoria – Distilleria Giovanni Boroni, Borzago

Un’autentica rarità della Val Rendena, ottenuta dalle radici dell’imperatoria, conosciuta nell’Europa centrale come Kaiserwurz, la “maestra delle radici”. La famiglia Boroni custodisce una tradizione distillatoria documentata dalla metà dell’Ottocento e continua a utilizzare l’originario alambicco a bagnomaria alimentato a legna. L’Imperatoria viene imbottigliata a 43% vol.

Cristallina e apparentemente austera, si concede al naso con grande gradualità. Emergono radice fresca, erbe alpine, resina, corteccia e aghi di conifera, accompagnati da sensazioni balsamiche, mentolate e canforate. Con l’ossigenazione arrivano pepe bianco, spezie, terra umida e una sfumatura quasi affumicata, memoria dell’antico procedimento artigianale.

L’ingresso è secco, vigoroso e immediatamente riscaldante. La forza alcolica è evidente ma ben integrata dalla ricchezza aromatica della radice. Il centro bocca è balsamico e profondamente vegetale; il finale, lungo e amaricante, richiama genziana, erbe officinali, pepe e legno di montagna.

Un distillato di territorio senza concessioni alla facilità, lontano dalla dolcezza accomodante di molti liquori contemporanei. Racconta il bosco, la fatica della raccolta e una sapienza familiare tramandata nel tempo.

Servito in un piccolo calice a tulipano, conclude la degustazione con autorevolezza: non un semplice digestivo, ma l’ultimo, intenso sorso di montagna.

La piccola pasticceria

Madeleine alla fava tonka, baci di dama, macaron al lampone e gelatina agli agrumi

Il congedo torna su coordinate più rassicuranti. La madeleine alla fava tonka è morbida e profumata; il bacio di dama lavora sulla tostatura della frutta secca; il macaron al lampone riporta acidità; la gelatina agli agrumi pulisce definitivamente il palato.

Una chiusura articolata e ben eseguita, particolarmente piacevole se accompagnata da un buon caffè o da un ultimo calice da meditazione.

La nostra valutazione

Lo Chalet del Sogno possiede una qualità che non può essere acquistata attraverso un progetto di interior design né affidata interamente a procedure operative: l’autenticità di una famiglia presente.

Alberto Schiavon e collaboratori riescono a mantenere il carattere intimo di una casa di montagna pur confrontandosi con le aspettative di una clientela internazionale abituata ai cinque stelle. È un equilibrio complesso: essere professionali senza diventare impersonali, familiari senza scivolare nell’approssimazione, eleganti senza ricorrere all’ostentazione.

Le camere ampie, la posizione accanto agli impianti, la spa raccolta, la sostenibilità progettuale e la qualità complessiva dell’accoglienza costituiscono fondamenta solide.

Il Ristorante Due Pini rappresenta il naturale innalzamento dell’asticella. La cucina assaggiata mostra tecnica, curiosità e volontà di superare i codici più prevedibili della ristorazione alberghiera di montagna. Il percorso è articolato e talvolta volutamente complesso, ma conserva un filo conduttore riconoscibile: acqua dolce, bosco, radici, selvaggina, erbe, fermentazioni e acidità.

Tra i passaggi più centrati ricordiamo il baccalà in bianco e verde, il raviolo d’anguilla con topinambur e abete, lo gnocco di ricotta con lumaca, il salmerino con ribes e cardoncello e la sella di capriolo con radici e whisky.

Il dessert “Pasta, aglio, olio e peperoncino” costituisce invece la dichiarazione più audace: una preparazione che divide, provoca e dimostra la volontà della cucina di lasciare un ricordo, non soltanto una sensazione di piacevolezza.

Perché tornare allo Chalet del Sogno

Perché l’accoglienza familiare, quando viene sostenuta da competenza e visione, continua a rappresentare una delle forme più alte dell’ospitalità italiana.

Perché la dimensione contenuta consente di costruire un rapporto autentico con l’ospite.

Perché trovarsi a pochi metri dagli impianti, poter rientrare in una suite spaziosa, concedersi un passaggio in spa e concludere la giornata con una vera esperienza gastronomica significa vivere la montagna senza rinunciare ad alcuna componente del viaggio.

E perché, in un panorama nel quale molti alberghi tendono ad assomigliarsi, lo Chalet del Sogno conserva ancora un volto, una storia e una famiglia riconoscibili.

Un cinque stelle che non cerca di impressionare attraverso il rumore, ma che alza l’asticella con la concretezza dell’accoglienza, la qualità della cucina e la continuità di un progetto costruito nel tempo.

Informazioni utili

Hotel Chalet del Sogno
Via Monte Spinale 37/b
38086 Madonna di Campiglio – Trentino

Telefono: +39 0465 441033
E-mail hotel: info@hotelchaletdelsogno.com
Direzione: direzione@hotelchaletdelsogno.com
Sito: hotelchaletdelsogno.com

Ristorante Due Pini
Telefono: +39 0465 441033
WhatsApp: +39 348 4680924
E-mail: info@ristoranteduepini.com
Sito: ristoranteduepini.com

Stagione invernale comunicata dalla struttura: dal 22 novembre al 18 aprile
Stagione estiva comunicata dalla struttura: dal 1° giugno al 30 settembre
Orario serale comunicato: dalle 19:15 alle 22:00
Prenotazione: consigliata